Vagamondo: around the world without flying

 

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Vagamondo: around the world without flying

Report of a world tour done without flying. 95,450 km, 528 days and 24 countries were crossed to accomplish this extraordinary experience, alone. An exciting journey that started in the Himalayas and ended in Siberia, during which Oceans were crossed on merchant ships. A journey not only through wonderful places on Earth, but most of all a powerful, spiritual experience, marked by an introspective evolution lived country after country by a traveller of our times. Travelling considered as medicine for the soul, to cure the malaise inherited in adolescence from the consumer society he comes from, which lead to drug and alcohol abuse. This is not a conventional guide, it is much more, it is a genuine, authentic story of life.

Dreaming is human, but to go beyond the dreams can become divine. Early twenties I made the choice to start traveling going to Tarifa in Spain to look for work. I had to put myself on the way to remedy a strong self-destructive malaise that was ravaging my life. From that first step began an extraordinary evolution that has become the meaning of my life. For three years I lived and worked in Spain, Pakistan, Australia and Spain again. I tried all kinds of jobs as an assistant cook, mason, humanitarian cooperant, bartender, worker and house painter. Then I had to go home to face a family tragedy that kept me still there for a few years, but that made me grow a lot. The 8 October 2011 I decided to take back the life journey that I was creating the basis for a particular adventure as around the world without airplanes. I traveled about 100,000 kilometers by land and sea through 24 countries in 530 days. Experience of an extraordinary intensity that has radically changed my perception of Life and the World. Back in Italy I self published travelogue Vagamondo and suddenly I was overwhelmed by an unexpected success. Tens of thousands of copies sold, so many months on the list of bestsellers. The largest publishing house offers me a contract but i refuse and decide to go for my free and independent way. I translate and public Vagamondo in English, now available in alla amazon online store. Then pushed by the interest of the people I write and the public also the Factory of the Journey, a manual for those who want to travel solo and land. Well the new publication goes right between the bestseller. I continue to travel and experience new cultures deepening especially India. At 30 years I have visited over fifty countries, the goal is to continue on this path. My mission is to spread the trip as a medicine for the soul. An extraordinary school of Life.

Carlo Taglia

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– Follow Carlo  also in https://www.facebook.com/Vagamondo.Pirata
– Photo taken in Laos 2012

 

Carlo Taglia: Vagamondo – Il giro del mondo senza aerei

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Il giro del mondo senza aerei

Di Carlo Taglia

95459 KM

528 GIORNI

24 NAZIONI

Reportage di viaggio del giro del mondo senza aerei. 95450 km, 528 giorni e 24 nazioni per completare questa straordinaria esperienza in solitaria. 

Sognare è umano ma andare oltre ai sogni può diventare divino. Appena ventenne ho fatto la scelta di iniziare a viaggiare andando a Tarifa in Spagna a cercare lavoro. Ho dovuto mettermi sulla strada per rimediare ad un forte malessere autodistruttivo che stava devastando la mia vita. Da quel primo passo è iniziata una straordinaria evoluzione che è diventata il senso della mia vita. Per 3 anni ho vissuto e lavorato tra Spagna, Pakistan, Australia e nuovamente Spagna. Ho provato mestieri di ogni genere come aiuto cuoco, muratore, cooperante umanitario, barista, operaio ed imbianchino. Poi son dovuto tornare a casa ad affrontare una tragedia famigliare che mi ha tenuto fermo per qualche anno, ma che mi ha fatto crescere molto. L’8 Ottobre del 2011 ho deciso di riprendermi la vita di viaggio che mi stavo creando partendo per un avventura particolare come il giro del mondo senza aerei. Ho percorso circa 100.000 km via terra e mare, attraversato 24 paesi in 530 giorni. Un’esperienza di un intensità straordinaria che mi ha cambiato radicalmente nella percezione della Vita e del Mondo. Tornato in Italia ho auto pubblicato il diario di viaggio Vagamondo e all’improvviso sono stato travolto da un imprevisto successo. Decine di migliaia di copie vendute, tanti mesi nella classifica dei bestseller. La più grande casa editrice mi offre un contratto ma rifiuto decidendo di proseguire per la mia libera e indipendente strada. Traduco e pubblico Vagamondo in inglese, ora disponibile in tutti gli amazon online store. Poi spinto dall’interesse della gente scrivo e pubblico anche La Fabbrica del Viaggio, un manuale per chi vuole viaggiare in solitaria e via terra. Pure la nuova pubblicazione entra subito tra i bestseller. Nel frattempo continuo a viaggiare e a conoscere nuove culture approfondendo soprattutto l’India. A 30 anni ho visitato oltre una cinquantina di paesi, l’obiettivo è continuare su questa strada. La mia missione è diffondere il viaggio come medicina dell’anima. Una straordinaria scuola di Vita.

Carlo Taglia

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Per acquistare il libro:

Il giro del mondo senza aerei

Il libro di Isabella e Sofia Bliss: A little bit of this a little bit of that

 

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To read in English please scroll down 

A little bit of this, a little bit of that (Un po’ di questo, un po’ di quello) è il libro appena sfornato da Isabella e Sofia Bliss. Isabella è la vincitrice di Junior Masterchef Australia, 1° edizione, Sofia sorella gemella di Isabella è arrivata anche lei in finale al concorso televisivo di cucina.  Il libro è una tradizione culinaria di famiglia, che passa di generazione in generazione, portando sulla tavola piatti tipici siciliani ispirati dalla madre Sylvana e dalla nonna  Rosa e piatti australiani della famiglia del padre.

Tra le ricette tradizionali all’interno del libro si possono trovare i maccheroni alla siciliana, la famiglia si ritrova a preparare questa ricetta in occasione del Natale, la salsa al pomodoro e la crema pasticcera con i biscotti di nonna Rosa.

  

Il libro è in vendita online presso i bookstore australiani.

 

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Junior Masterchef Australia: congrats the Winner is Isabella!


Un saluto agli australiani e agli italiani che vivono in Australia


Articolo di Isabella Bianchini

  

 

 

English version

A little bit of this a little bit of that is the new Isabella and Sofia Bliss book. Isabella is Junior masterchef Australia 1° edition winner, Sofia, Isabella’s twin sister was a 2010 Junior masterchef top 4 finalist. The book is a culinary tradition which has been passed down from mother to daughter for generation. This is a book of easy sicilian recipes inspired by their mother Sylvana and their “nonna” Rosa and Australian dishes from their father side.

The receipes include traditional maccaruni pasta, the family have fun cooking this recipe at Christmas time, tomato salsa and nonna’s custard with biscotti.

Articles about Isabella Bliss

Junior Masterchef Australia: congrats the winner is Isabella!


Greetings to Australian people and to the Italian who live in Australia


Article: Isabella Bianchini

Enjoy the video!  

Perché diffidare degli assistenti di volo

 

 

  

(Cosa faresti per realizzare il tuo sogno?)

 

 





Un tempo avrei detto che un fan per raggiungere un cantante avrebbe fatto qualsiasi cosa, ma c’è chi per realizzare il suo sogno è andato ben oltre una passione musicale. Marco Ponzi scrittore e protagonista del libro “Perchè diffidare degli assistenti di volo” edito da Greco&Greco, un giorno si rese conto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per diventare assistente di volo. Ecco che inizia la sua avventura, nonostante il parere contrario dei genitori, Ponzi sa cosa vuole. Ecco che quindi, il suo pensiero la mattina è fare l’assistente di volo e da un pensiero in una nuvoletta, il sogno diventà realtà: Ponzi a 10.000 piedi da terra. Il protagonista in una versione autobiografica dopo questa esilarante e avventurosa esperienza racconta tutti i retroscena, scappatelle sentimentali e storie inconsuete come quella del ragno nel forno ( un ragno nel forno??) e parla di personaggi noti che sono saliti a bordo, è tutto vero, parola per parola, lo stesso Ponzi ci svela anche come e sottolineo come abbia passato il test di ammissione. Il libro è un’avventura, a bordo degli aerei e Ponzi, sa bene  quale sia l’attitude di uno steward, in tutte le situazioni inimmaginabili.

Quindi rilassatevi ovunque voi siate, prendetevi qualcosa di fresco da bere o di caldo se siete al nord, toglietevi le scarpe e mettetevi comodi. Volerete ad alta quota, non vi sembra già di sognare un volo verso le piu ambite mete turistiche? Allora allacciate le cinture e benvenuti a bordo, l’avventura ha inizio!



Intervista a Marco Ponzi  


 
– Perché diffidare degli assistenti di volo?

E’ un titolo provocatorio ma che contiene una verità che viene spiegata in molte parti del libro e una velata critica. Però se ti spiego il motivo di questo titolo togliamo al lettore il gusto di scoprirlo!

Posso dire che la mia esperienza è stata un po’ diversa da quello che mi era stato raccontato e da come me l’aspettavo; avrei voluto trovare più professionalità invece, come in tutti gli ambiti lavorativi, l’approssimazione e le simpatie a livello gerarchico, la facevano da padroni.

Ho notato molti eccessi e li descrivo tutti nel libro, senza reticenze.

A dire il vero, per alcuni casi, avrei potuto intitolare il libro “Perché diffidare dei piloti”.

   

 – Quale volo ricordi piu volentieri?

Questa è una domanda difficile perché non ricordo volentieri un solo volo; ognuno ha avuto la sua peculiarità: ci sono stati voli in cui sono stato contento per come ho lavorato, altri per l’equipaggio che ho avuto, altri ancora per le destinazioni in cui sono arrivato e infine altri in cui sono semplicemente rimasto vivo.

  

 – A quale capitolo ti senti piu legato?

Sono molto legato all “Antefatto” e al primo capitolo perché sono quelli in cui esprimo meglio il mio ardente desiderio di realizzare un sogno e metto a nudo le mie fragilità del tempo. Tutto quello che è stato scritto dopo è uscito molto naturalmente  ma le prime parti sono state difficoltose anche soltanto per decidere cosa rivelare di me e cosa no.

Chi ha letto il libro ha capito benissimo come sono fatto e questo mi fa piacere perché significa che sono riuscito a trasmettere qualcosa.

Cosa ti affascina di questo lavoro?

Mi affascinava il senso di potere e autorità che si hanno quando si indossa una divisa (cosa che mi sono perso non avendo fatto il militare), perché ci si sente in qualche modo responsabilizzati dal fatto di rappresentare qualcuno o qualcosa.  Ho molto amato il fatto di poter viaggiare e anche il fatto di essere in grado di mettere in salvo le persone in malaugurate circostanze o semplicemente di essere d’aiuto per cose molto banali.

E ho indubbiamente amato l’abbronzatura da spiaggia tropicale in pieno inverno a spese del passeggero!

 

Cosa consigli a chi  ha il progetto di fare lo steward?

Consiglio di essere realmente sicuri di volerlo fare perché è una vita che presenta degli aspetti poco conciliabili con il concetto di stabilità, in tutti i sensi. Soprattutto perché oggi, a quanto constato, a volte l’assistente di volo è impiegato come venditore di profumi o bevande e la sua figura potrebbe venirne, in certi casi, sminuita. Senza contare il fatto che la precarietà (molto diffusa) dei contratti non permette sempre di fare progetti a lungo termine. Ma chi vuole fare una esperienza unica, formativa e, volendo, proseguire una carriera che può continuare spingendo un carrello o pilotando il velivolo, decolla dalla pista giusta.

 

Se fosse possibile lasceresti tutto quello che stai facendo ora per tornare a fare l’assistente di volo?

Non nascondo che ci ho pensato e sì, lo farei…ma, per più motivi che verranno rivelati verso la fine del libro a chi saprà coglierli, questo non è possibile.

 

7 – Elenca in tre parole il tuo libro  e spiegaci il significato

Memoria

Con questo libro ho svuotato il mio cassetto della memoria e ho lasciato nelle sue pagine il racconto veritiero di una bella esperienza. Questo è stato utile a me, oltre che istruttivo, e spero possa interessare anche ai lettori. Spero di avere offerto qualche spunto di riflessione dei vari argomenti che accarezzo deliberatamente solo in superficie.

 

Sfida

Sia l’esperienza tra le nuvole sia quella letteraria per me hanno rappresentato una sfida. La sfida con il mondo dell’aviazione è conclusa, quella in campo letterario è in corso.

Sono in duello con molte entità che nomino nell’ultimissima pagina.

 

Ironia

Non riesco a parlare di niente senza osservarne la parte comica o ironica. Questo libro è intriso di ironia, più o meno evidente, più o meno delicata.

Ci sono dentro volute contraddizioni, tranelli e citazioni, anche perché mi piace che il lettore sia attento e che gli “suoni un campanello” leggendo certe cose, come sugli aerei. 

  

Sei ancora in contatto con qualcuno dei tuoi ex colleghi di lavoro? 

Sì, sono in contatto con alcuni di loro. Alcuni volano ancora, altri si sono dedicati alla famiglia o ad altre professioni. Molti di loro non sanno di essere parte del mio libro ma…forse è meglio così! Altri invece sanno del libro e mi chiedo se l’abbiano letto e cosa ne pensino, visto che, sembra incredibile, da questi ex colleghi non ho alcun riscontro a proposito del libro. Sto aspettando il momento in cui qualcuno mi darà un parere ma inizio a pensare che loro, più di me, temano quel momento.


Articolo e intervista a cura di Isabella Bianchini

Che cosa ci fa una tarantola nel forno?!

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La terra promessa: cercando la propria identità

 

Raccolta di poesie: Matteo Locatelli

 

 

 

 

Versione in Italiano

 

 

 

Matteo Locatelli è nato a Lecco il 17/11/1976. E’ laureato in scienze e politiche. Nel suo percorso di ricerca ha viaggiato in Italia e all’estero. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie tra cui “Raduno le forze e mi metto in cammino”(2005). Accompagnato da musicista e designer intrattiene un pubblico teatrale con narrativa a tema.

Matteo attraverso la sua poesia “La terra promessa” tratta dalla sua ultima raccolta “Se le poesie fossero petrolio”, entra in contatto con il suo spirito più profondo, uno spirito che lo spinge a percepire la parte di sé più vera quella legata al proprio essere. E’ un vero sentimento quello che lo spinge a percepire la vita nel vero senso, lontano dai rumori della confusione vicino alla propria essenza. Solo attraverso l’istinto possiamo davvero comprendere chi noi siamo. Se ci lasciamo confondere dai pensieri allora ci allontaniamola questa verità. Sono parole importanti quelle che scrive,  perché è vero, le emozioni negative non portano da nessuna parte. Lasciandole alle spalle si ritrova la vera natura dell’essere nella sua consapevolezza di comprendere la vera libertà. Sentendosi improvvisamente assalire dal desiderio di vedere quel magnifico panorama al di la del valico, Matteo percepisce come se gli ostacoli si dissolvessero, perché l’intenzione è intensa e appiana il cammino. E’ così coinvolto dall’assaporare quel panorama da dimenticare i dissapori tensioni, gli ostacoli, la fatica. Ha scelto la strada giusta per ritrovare la persona che è davvero. Lui si osserva si guarda dentro, comprendendo che seguendo il proprio istinto, si torna a trovare la propria essenza, si torna a gioire. I pensieri ci coinvolgono nel loro vortice e non ci permettono di vedere le meraviglie che ci circondano. I pensieri stancano la mente e non permettono di vedere con chiarezza la verità.

Bisogna camminare verso quello che desideriamo senza pensare, senza porsi dubbi come se fossimo ad occhi chiusi, invece alla fine ci rendiamo conto che l’istinto è la nostra guida, il nostro spirito sa dove stiamo andando. Se si pensa alla dea della fortuna che è bendata si comprende perché sia bendata. Cammina verso la fortuna senza dubbi. Noi siamo gli artefici del nostro destino e spesso ce ne dimentichiamo.

 

 

 

 

La terra promessa

 

 

Accivinarsi

lentamente

alla realtà…

 

Passo dopo passo

togliersi dagli occhi

i condizionamenti che c’impediscono di vedere

la vita, le cose, la gente,

per quello che sono.

 

Togliersi dal corpo il torpore

che ci impedisce di percepirlo

nella sua interezza.

di ascoltarne le tensioni,

di dissolverle

e di assumere una posizione fiera

Non depressa.

 

Togliersi dal cuore le emozioni sgradevoli

che ci sono

ma che non sono utili al nostro essere sani.

 

Non rimanere chiusi nel nostro circolo di pensieri.

non farsi sedurre da essi.

 

Passo dopo passo

considerando

la possibilità di un paesaggio stupendo

oltre quel valico di montagna.

 

Sentirsi improvvisamente

vibrare per il desiderio di vederlo.

 

Tanto che tutto il resto

gli altri desideri

le altre cose,

la fatica

passano in secondo piano.

 

Sapere

che non esiste

qualcosa di più bello

qualcosa che ci renda più lucenti,

felici,

briosi

che fare tutto ciò

che è nelle nostre possibilità

per raggiungerlo

TORNARE A VEDERE

E GODERSELO.

 

 

 

Recensione di Isabella Bianchini

 

 

English version 

Collected poems: Matteo Locatelli

The promised land: In search of our own identity

Matteo Locatelli was born in Lecco on the 17th of November 1976. He graduated in Science and Politics. During the course of his career he has travelled in Italy and abroad. He has published several collections of poems, among which features “Raduno le forze e mi metto in cammino”/”I gather forces and I set out” (2005). Accompanied by a musician and a designer, he entertains the theatre-going public with stories and essays. Through his poem “La terra promessa”/”The Promised Land” (from his latest collection “Se le poesie fossero petrolio”/”If Poems were Oil”), Matteo enters into contact with his spirit, a spirit which pushes him to understand the truest sense of himself, tied to his absolute essence. It’s a strong feeling that pushes him to see life as it is, far from noises of confusion, near true nature. Only through instinct can we really understand who we are. If we let ourselves be confused by thoughts we only distance ourselves from this truth. They are important words that he writes, because it’s true, negative emotions don’t lead us anywhere. If we let them go, we can find the true nature of being, in the awareness of understanding real freedom.  Feeling a growing urge to admire the amazing panorama on the other side of the mountain, Matteo feels that obstacles can dissolve where one’s intention is strong and the way ahead is levelled. He’s so involved in enjoying the incredible view that he forgets tensions, obstacles, and tiredness. He has chosen the right way to understand who he really is. He looks at himself with introspection understanding that following his instinct,  he perceives his real nature, so that he can feel joyful again. Thoughts pull us into their vortex, and don’t let us see the wonders that surround us, tiring the mind and not allowing us to see the truth clearly. We need to walk towards what we love most without thinking, without doubting, as if with our eyes closed. After all we understand that instinct is our guide, our soul knows  where we’re going. If the goddess of fortune is  blind, we can understand the reason why she doesn’t see. She walks towards fortune without doubts.  We are  the creators of our destiny and we often forget it.

Review: Isabella Bianchini

 

 

The promised land

Aproaching reality slowly.

Step by step

Letting go the conditions that impede our vision.

Life, things, people

As they are

Eliminating from our body the torpor that stops us from feeling it fully.

To listen to its tension

To dissolve it

and becoming proud of ourselves

not depressed

Getting rid of unpleasant emotions that are inside

But that are not good for our health.

Do not be closed in the circle of our thoughts

Do not let yourself be seduced by them.

Step by step

Considering the chance

Of an amazing view

On the other side of the mountain.

Suddenly feeling yourself shake with desire to see it.

So much that all the rest

The other wishes

Other things, tiredness

Are left in the background

 Knowing that this is the most beautiful thing

Something that makes us shining, happy and lively

Doing all that we can to reach it.

COMING TO SEE AGAIN

AND ENJOYING IT.

 

Raccolta di poesie: Pietro Luciano Belcastro

Le vestigia

 

       Foto : Denis Collette

 

Leggendo la raccolta di poesie “Le vestigia”, percepisco Pietro Luciano Belcastro, l’autore dell’opera,  come un poeta del passato, che cerca la sua ispirazione tra le foglie che leggere fluttuano nel vento della sera. Arrestando la vita frenetica, vive nella sua dimensione poetica lasciandosi portare dalla corrente e scrivendo poesie. E’ facile rendersi conto come le poesie appartengano ad un artista in quanto essenze delle proprie emozioni, nulla andrà perduto perché la memoria lo terrà vivo. Se da un lato la vita corre ed è frenetica dall’altra il tempo si ferma e se ne coglie l’essenza. E’ un po’ come se ci fermassimo ad osservare le nuvole che si muovono nel cielo. Noi le vediamo sono lì ma quasi non ci facciamo caso, se invece le guardiamo con più attenzione, se le guardiamo sul serio, vediamo quello che ci comunicano, in altre parole ne cogliamo l’essenza. Le nuvole sono per noi come le poesie per Pietro Luciano che si osserva dentro con introspezione e si riflette nelle sue poesie, mostrandoci le sue emozioni. Così come le nuvole si scompongono indicandoci che il vento modifica la loro traiettoria così le poesie prendono forma e ci lasciano dentro qualcosa ci lasciano la capacità di capire che abbiamo sempre da imparare. Attraverso le poesie emerge l’identità dello scrittore, che riassume le sue emozioni in metafore.

Leggendo queste poesie mi è facile immaginare un poeta assorto nei suoi pensieri, interpretare le sue poesie e raccontarne il significato profondo l’unico modo che ha per comunicare i suoi sentimenti. Quanto può valere ascoltare e capire il senso di ogni poesia in un’epoca dove il tempo corre, sembra un chiaro segno di fermarsi e assaporare quello che la vita ha da offrire. Per questo c’è un ritorno al passato, un’analisi dettagliata e accurata della memoria perché dentro ognuno esiste una memoria antica che ci riporta all’origine.

Recensione: Isabella Bianchini

Poesia tratta da “Le vestigia”

L’erta leggera

E la forza del vento,

sulla via del ritorno

il mio passo fan lento.

La fatica che sale

Ed il caldo opprimente

M’inducono all’ombra

D’un ulivo imponente.

Qui fermo i miei passi

E svuotata la mente,

agli occhi m’appare

uno scenario gaudente:

brulle colline arse,

dal sole cocente,

serpeggiano nel cielo terso

dal maestrale veemente;

gialle tinte si stagliano,

in un cromatismo stridente,

nell’azzurro sfondo

della volta lucente;

secolari ulivi sopravvivono,

a dispetto del tempo,

tra coloniali ruderi

a ricordo di un tempo;

un tralcio di vite s’erge,

solitario e fiorente,

tra le stoppie d’erba

della campagna morente;

piante di fichi d’india,

verdi e pungenti,

ostentano i loro frutti

dai colori sgargianti;

un frinire di cicale,

ritmato ed insistente,

rompe la quiete,

di quest’agro silente.

Qui fermo i miei passi

E svuotata la mente,

abbandono i miei sensi

in questo luogo ridente.

Foto: Denis Collette

Qualche domanda a Pietro Luciano Belcastro:

I: Cosa ti ha ispirato a scrivere questa poesia?

Pietro Luciano: La poesia nasce da un’esperienza reale. Mi ero avventurato con la bicicletta verso l’entroterra del paese di Marina di Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria, dove trascorro le vacanze abitualmente; dopo un bel po’ di chilometri, percorsi senza rendermi conto, decisi che era giunto il momento di tornare indietro. Non fu semplice; la stanchezza, il caldo opprimente, il percorso in salita e un maestrale imponente raddoppiarono lo sforzo. Decisi così di riposarmi all’ombra di un ulivo e quando fui un po’ più fresco agli occhi m’apparve lo scenario descritto nella poesia.

I:  Qual’ è il messaggio di questa poesia?

Pietro Luciano: E’ un incitamento, rivolto sopratutto a me, a raccogliere le piccole cose della vita, che poi sono grandi. Quasi mai ci soffermiamo a godere della bellezza della natura, per noi metropolitani è anche più difficile visto che viviamo immersi nel cemento, sorvoliamo, passiamo oltre perché cerchiamo qualcosa che ci possa suscitare nuove emozioni, che ci possa meravigliare. Ma cosa c’è di più meraviglioso e di più emozionante dello spettacolo della natura? Non ci soffermiamo mai ad osservare una foglia, a scrutare il nostro stesso corpo; eppure sono veri miracoli per cui vale la pena di vivere. Io credo che se avessimo la possibilità di vivere a più stretto contatto con la natura saremmo tutti più comprensivi.

I:    C’è una poesia in particolare all’interno del tuo libro alla quale ti senti legato?

 Pietro Luciano: E’ quella di pagina 34 dalla quale è tratta la citazione di copertina. Sintetizza il divenire delle cose, in questo caso l’evoluzione di una storia sentimentale, nelle quali c’è sempre un periodo in cui si raggiunge l’acme a cui fa seguito la svolta e la decadenza ed, infine, il ricordo, perché quell’esperienza rivive solo nella mente, appunto nelle vestigia di quel tempo.  

I:    Chi è la tua musa ispiratrice?

Pietro Luciano: Ciò che mi ispira è una percezione della vita particolarmente pessimistica: il fluire del tempo che inevitabile ci conduce al passo estremo, l’impossibilità di cogliere la felicità, se non in momenti infinitesimi, e pertanto il legame di questa con il passato, la sofferenza, quasi sempre legata ad esperienze oggettive, l’incapacità di elevarsi al di sopra della materia, di godere della natura, ecc.

I: Da dove proviene secondo te l’ispirazione?

Pietro Luciano: Non voglio essere banale ma l’ispirazione proviene dall’anima, è la capacità recettiva dell’anima, e in questo senso tutti siamo poeti. Le cose del mondo generalmente giacciono silenti; è solo dopo che qualcuno le scorge che cominciano a parlare e lo fanno con un sussurro. Ecco, la capacità di cogliere questi sussurri, che inevitabilmente creano emozioni e sentimenti, e la capacità poi di tradurre questi in parole vere e proprie.

Si ringrazia la casa editrice Il filo per gentile concessione della pubblicazione della poesia “L’erta leggera…”

www.ilfiloonline.it 

Diario di viaggio

Revolving Landscape

 

 

 

 

E’ stato sorprendente e allo stesso tempo interessante ascoltare Patrick Tuttofuoco alla conferenza stampa per la presentazione del suo libro “Revolving landscape” edito da Electa che è una sorta di diario di quello che è stato il suo viaggio intorno al mondo. Tre mesi, dieci paesi, diciassette megalopoli – da  Milano a Rio de Janeiro – che l’artista ha attraversato insieme ai due registi Mattia Matteucci e Damaso Queirazza e all’architetto Andrea Pozzato tra ottobre 2005 e gennaio 2006. Il quaderno di appunti, dal formato tascabile, è stato ideato e disegnato dallo stesso Tuttofuoco e include anche le foto della mostra, diventando così parte integrante di un ampio progetto che comprende l’esperienza del tour e l’esposizione di Torino.

I paesi scelti come importanti mete sono l’India, la Thailandia, Malaysia, Indonesia, Singapore, Cina, Korea, Stati Uniti, Messico, Brasile.

Nel testo confluiscono una quantità incalcolabile di suggestioni e forti impressioni raccolte durante il viaggio sotto forma di scritti e immagini.

Le fotografie riportate nel libro sono frammenti di viaggio, veri e propri flash strappati alla vita quotidiana, sfumature, colori, volti, espressività, architettura. Sono immagini suggestive che sprigionano quello che è stato un viaggio on the road e allo stesso tempo racchiudono quelle che sono le emozioni e le esperienze vissute, gli usi e i costumi di altri popoli, la vita, lo spirito di quello che l’occhio cattura attraverso l’obbiettivo.

I testi sono composti da interviste veloci oltre che agli stessi compagni di viaggio, a personaggi quali Andrea Branzi, Professore Associato alla III Facoltà di Architettura e Disegno Industriale al Politecnico di Milano, Yona Friedman, architetto e artista, Marco de Michelis, storico dell’Architettura alla Università IUAV di Venezia, l’architetto Cino Zucchi ed altri ancora. A queste si alternano messaggi e email densi di commenti e sensazioni suscitate dall’impatto con le grandi città.

Patrick Tuttofuoco è nato nel 1974 a Milano. Lavora con il video, il disegno e l’installazione. Ha già esposto in importanti centri internazionali come il Museum of Contemporary Art di Kanazawa (Giappone) e il Centre d’Art Contemporain di Ginevra (Svizzera). Nel 2002 ha vinto a Torino il premio della Regione Piemonte partecipando alla mostra collettiva Exit di giovani artisti italiani, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo creando una installazione luminosa e sonora, un “lavoro carico di energia positiva” nel verdetto della giuria internazionale.

Il lato sorprendente di Patrick è il coraggio di  andare oltre certi limiti e avventurarsi in quella che è la vita di ogni paese, di ogni popolo, immagini che restano impresse nello spirito dell’artista. Girare tanti paesi in soli tre mesi è la sensazione che si prova osservando la moltitudine di immagini scattatate lungo il percorso di viaggio scorrere davanti allo sguardo. Questa è la realtà descritta e mostrata all’interno del libro, che di certo insegna e comunica cultura, entusiasmo e vitalità.

Articolo di: Isabella Bianchini